Federico II di Svevia “Stupor Mundi” nella Mostra d’Arte di Gustavo Delugan

14 Settembre 2022

Federico II di Svevia “Stupor Mundi” nella Mostra d’Arte di Gustavo Delugan

Lo scorso 7 settembre, il Laboratorio culturale ha dato spazio ad un originale racconto “di legno” dell’esistenza federiciana, ad opera dell’artista Gustavo Delugan.

Riportiamo di seguito la riflessione dello storico dell’arte Mino Iorio, tra i relatori della serata, sulla mostra dedicata allo stupor mundi, visitabile fino al prossimo 22 settembre presso il Laboratorio culturale Campania Bellezza del Creato.

 

Sabatino Fatigati

Nell’universo delle “interpretazioni storico e artistiche” dedicate al grande imperatore Federico II di Svevia occupa un posto di eccezionale rilievo quella qui proposta dell’artista Gustavo Delugan, dal titolo “Federico II di Svevia Von Hoenstaufen Stupor Mundi”.

Per comprenderne l’essenza, dobbiamo alzare per un attimo lo sguardo e tentare una lettura d’insieme su cosa in fondo abbia rappresentato nel tempo la vicenda storica e umana di questo sovrano.

Quando Benedetto Croce, alla luce della sua concezione vichiana della conoscenza costruita intorno al Verum esse ipsum factum, contenuto nella Scienza Nuova del più grande filosofo napoletano del Settecento, concluse che lo stesso mito di Federico II di Svevia ne aveva condizionato profondamente “la sua vera Storia”, relegandone la figura a stereotipi o a “personaggi” di fatto mai esistiti, fu evidente quanto tutto ciò si sia creato, in un certo senso, ancor prima della sua stessa nascita, raggiungendo il culmine durante lo scontro tra papato e impero negli ultimi decenni del XII secolo e nel corso del XIII. Non a caso si tramanda che fu battezzato nell’acqua dello stesso fonte battesimale del duomo di San Rufino ad Assisi dove per certo furono battezzati San Francesco e Santa Chiara, vale a dire i campioni del pauperismo europeo.

In generale fu un ruolo che, da una parte, fu costruito ad arte dall’abilissima macchina propagandistica papale che accusò lo Svevo di eresia e d’incarnare addirittura l’anticristo e dall’altra ispirò, quando nei secoli successivi il mito crebbe a vista d’occhio entrando nella prima epoca moderna e nel periodo illuministico, il “primo grande gigante” simbolo della laicità dei popoli.

Nel Novecento non mancarono interpretazioni del tutto divergenti che cercarono di liberarsi di questi evidenti orpelli e faziosità come quella del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche che ha definito Federico II di Svevia, “Il primo europeo moderno di mio gusto” esprimendo un’interpretazione scevra da condizionamenti “a posteriori” e pronta a seguire l’ennesima parabola del supereroe tipico delle epopee nazionalistiche dell’Europa collocata tra i due grandi conflitti mondiali.

Ebbene tra queste diverse “letture” quella di Gustavo Delugan dove si collocherebbe?

Egli con capacità e tecniche mirabili raccoglie tutte insieme le linee di pensiero appena indicate e le concentra nel gusto e nello stile “intellettuale” della sua arte passando dalla scelta “pauperistica” di un materiale povero come il legno “di recupero” alla dichiarata affiliazione per l’esaltazione della conoscenza scientifica ipsum factum e il sapere matematico già molto in voga all’epoca di Federico, il quale elabora personalmente schemi che s’ispirano ai ritrovati aritmetici più importanti del suo tempo, come la serie di Fibonacci, la Sezione Aurea e le rispettive implicazioni nel campo geometrico e architettonico. Ovviamente le suggestioni continueranno nei secoli a venire e raggiungeranno, grazie alla presenza di opere come Castel del Monte in Puglia, architetti della levatura di Luigi Vanvitelli che trasfonderà nelle sue creazioni questi principi simbolici del tutto visibili e ulteriormente arricchiti da nuove intuizioni e teorie.

Di tutto questo Gustavo Delugan si fa interprete e crea i presupposti per nuove letture e inedite esplorazioni del tutto visibili attraverso le opere da lui qui proposte. Il legno ancora una volta costituisce la materia che più di ogni altra si adatta a queste rappresentazioni sceniche e strutturali ascrivendo Delugan nel novero di quegli artisti dalla visione minimalista e funzionale dell’arte contemporanea.

 

Mino Iorio
(Storico dell’Arte)

Rocche, fortezze e castelli in Campania – Federico II di Svevia

01 Settembre 2022

Rocche, fortezze e castelli in Campania – Federico II di Svevia

Una passeggiata d’arte lignea e fotografia lungo la via dei manieri campana in compagnia dello stupor mundi

Una lunga via dei manieri attraversa in lungo e in largo il Vecchio Continente, congiungendosi ad Oriente alla sua corrispettiva asiatica, anch’essa con la sua storia e le sue peculiarità. Di questa ricchezza di pietre europea, la nostra regione è, senza dubbio alcuno, custode di spicco: in una cornice naturale fortemente suggestiva, la Campania, terra di Feudi, Principati e Baronie, ospita innumerevoli fortezze e roccaforti soprattutto di epoca normanna.

Antichi giganti di pietra, testimoni e attivi partecipanti dell’evoluzione storica e custodi di un’identità territoriale che si incarna nei tesori materiali ed immateriali custoditi nel loro abbraccio di pietra, costellano la via dei manieri campana, un nastro sottile di straordinaria bellezza e ricchezza che, intrecciandosi con la via della fede, punteggiata di santuari, conventi e chiese, e con la via della natura, solcata da fiumi e laghi e attraversata da boschi lussureggianti, è in grado di unire punti anche lontani di una terra davvero speciale.

Il pluriennale viaggio per immagini di Giuseppe Ottaiano lungo questa via emozionante e suggestiva, testimonia l’inestimabile valore storico e culturale degli antichi giganti di pietra del nostro territorio, indelebilmente segnato dalla loro presenza, e ambisce a diventare il viaggio di ciascuno, una “iniezione” collettiva di Bellezza e Cultura, due baluardi minacciati dalle spinte disgregatrici del nostro tempo, fortezze preziose e salvifiche, sebbene sotto attacco, e per questo necessitanti della strenua difesa di ciascuno.

Il viaggio intimo del singolo diviene esperienza collettiva nel suo farsi “Museo dei Castelli”, stabilmente ospitato all’interno della splendida Torre normanna del Castello di Casalbore. Un immenso patrimonio iconografico e preziose conoscenze, custoditi tra le mura della Torre, rendono quello di Casalbore il castello per eccellenza della Campania. Pur non privato della sua identità, esso ha accolto l’essenza di ogni suo corregionale, si è fatto ognuno di questi castelli suoi fratelli, di più: è divenuto l’incarnazione di un ideale di Castello che, riprendendo ed in parte ampliando il suo tradizionale ruolo di difesa, custodia e scambio, sa farsi luogo di grande fermento culturale e promozione delle specificità di una terra meravigliosa.

Accanto all’incontro con il gigante di Casalbore, dal 7 al 22 settembre sarà possibile visitare la mostra fotografica di Giuseppe Ottaiano “Rocche, fortezze e Castelli in Campania” presso il Laboratorio culturale Campania Bellezza del Creato.

Il 7 settembre, in occasione dell’inaugurazione, prevista alle ore 18:00, a seguito dei saluti di Padre Gianpaolo Pagano O.P., Priore del Santuario, e di Maddalena Venuso, coordinatrice dell’evento, i convitati potranno ripercorrere, guidati da Giuseppe Ottaiano e Sabatino Fatigati, studente universitario, le tappe fondamentali del denso viaggio lungo la via dei manieri campana.

Accanto alle immagini come appunti di viaggio di Giuseppe Ottaiano, ampio spazio sarà destinato alla figura di Federico II di Svevia, tra i più noti signori dei castelli, a cui l’artista trentino Gustavo Delugan ha dedicato una mostra d’arte lignea che sarà possibile visitare.

Tra gli ospiti della serata, anche lo storico dell’arte Mino Iorio e Luigi Raia, direttore dell’Agenzia Regionale Campania Turismo.

Siamo tutti invitati il prossimo 7 settembre ad un inedito incontro d’arte, storia, cultura ed emozioni.

 

Sabatino Fatigati

26 maggio: Dante, Domenico e Francesco ospiti al Laboratorio Culturale

08 Giugno 2022

26 maggio: Dante, Domenico e Francesco ospiti al Laboratorio Culturale

Campania Bellezza del Creato celebra la santità complementare di due principi della Cristianità e la genialità sempre attuale di un profeta disarmato

Lo scorso 26 maggio, il Laboratorio Culturale ha ospitato “Domenico e Francesco nel Paradiso dantesco”, un evento culturale nella forma di una lectura Dantis, per riflettere in maniera originale sulla santità complementare di Domenico e Francesco, e parallelamente sul messaggio di speranza e di salvezza sotteso alla grandiosa architettura della Commedia, nonché sulla dimensione più profonda di Dante, genio e simbolo eterno come il capolavoro che ha donato alla posterità.

Versi scelti dai Canti XI e XII del Paradiso, che accolgono al loro interno il doppio panegirico dantesco, hanno costituito le pietre miliari del percorso di riflessione guidato da Maddalena Venuso, giornalista e Presidente Associazione Terre di Campania APS, e dai vari ospiti della serata, l’ideale alveo in cui incanalare un fiume di poesia, filologia, filosofia e riflessione appassionata, profonda e d’ampio respiro, intorno a Dante e a due figure complementari nell’ardore mistico e nella profonda saggezza, comandanti a pari grado mandati dalla Provvidenza per guidare la nave mercantile della Chiesa con il prezioso carico dei credenti in Cristo.

A seguito dei saluti di Frate Gianpaolo Pagano O.P., Priore del Santuario della Madonna dell’Arco, che ha ricordato il forte legame tra gli Ordini domenicano e francescano, i convenuti sono stati calati nel fitto dei due Canti, in primis contestualizzati dal frate francescano P. Giorgio Tufano O.F.M. Conv., che ha presentato l’insieme delle fonti bibliografiche a cui Dante ha attinto per una puntuale narrazione delle vicende francescane e domenicane.

A seguire, una dettagliata analisi dei Canti XI e XII, a cura del frate domenicano P. Francesco Narcisi O.P., ha posto in luce punti di contatto e differenze tra i due Santi, con particolare attenzione alle loro origini ed esperienze e scelte di vita, nonché all’impegno da entrambi profuso per il bene della Sposa di Cristo.

Un’insolita, magistrale traduzione in napoletano del Canto XII, ad opera del giornalista e studioso della Classicità Carlo Avvisati, ha fatto da piacevole intermezzo tra tale analisi e la presentazione, a cura del Dottore in Filosofia Pasquale Viola, dei sistemi filosofici aristotelico-tomista e platonico-agostiniano, all’interno dei quali si inseriscono le visioni del mondo dei Santi Tommaso e Bonaventura, per bocca dei quali Dante tesse le lodi dei due principi provvidenziali. Il napoletano dei versi del Canto XII del Paradiso ha sedotto i presenti, testimoniando ancora una volta la ricchezza, la profondità e la versatilità della lingua partenopea, che nulla ha da invidiare al volgare fiorentino.

Ha concluso l’evento Sabatino Fatigati, giovane studente universitario, che a seguito della lectura, ha guidato gli ospiti attraverso una rilectura Dantis, un percorso di rilettura dell’esperienza di letteratura e di vita di Dante, alla scoperta del suo volto più intimo e profondo: un volto profetico, gradualmente rivelato nella Commedia, di cui si colgono tracce negli stessi Canti XI e XII, nella misura in cui, come i Santi Francesco e Domenico, Dante si presenta ai suoi lettori come una figura bella e sempre attuale, una pietra d’inciampo, un riformatore integrale, un propugnatore di una spiritualità nuova che deve tradursi in un’epoca di ritrovata pace, ordine e moralità, un portatore di un messaggio di salvezza per l’umanità di ogni luogo e tempo, che proprio attraverso il sentiero d’immortalità costruito coi suoi versi divini, egli può raggiungere.

L’entusiasmo mostrato dal variegato gruppo di convenuti, testimonia la genialità rara e sempre attuale di un simbolo di cultura e lingua italiane, capace con le proprie opere di donare emozioni, grande bellezza ed un messaggio di speranza e salvezza anche a distanza di secoli.

 

Sabatino Fatigati

Domenico e Francesco nel Paradiso dantesco

17 Maggio 2022

Domenico e Francesco nel Paradiso dantesco

Una lectura Dantis per scoprire convergenze e differenze di due testimoni autorevoli di speranza cristiana

Il prossimo 26 maggio, alle ore 17:00, presso il Santuario della Madonna dell’Arco di Sant’Anastasia (NA), il Laboratorio Culturale Campania Bellezza del Creato ospiterà la grande Bellezza dei sublimi versi danteschi, frutto della genialità sempre attuale di un uomo divenuto simbolo della cultura e della lingua italiane.

Più specificamente, il prossimo appuntamento al Laboratorio Culturale, fortemente voluto dai Padri domenicani del Santuario, si presenta come un incontro culturale incentrato su due grandi Santi “complementari” della Cristianità, San Francesco e San Domenico, con l’intento di mettere in luce convergenze e differenze tra i due, e che s’inserisce nel solco della medioevale tradizione secondo la quale, nelle festività dell’uno e dell’altro Santo, fosse un domenicano a pronunciare il panegirico di San Francesco e un francescano quello di San Domenico.

Lo stesso Dante rispetta questa tradizione, lodando all’interno dei Canti XI e XII del suo Paradiso, attraverso, rispettivamente, le parole del domenicano Tommaso D’Aquino e del Francescano Bonaventura da Bagnoregio, le “complementari” figure di San Francesco e San Domenico, Padri Fondatori dei due principali Ordini della Cristianità, comandanti a pari grado della Chiesa, nave mercantile con il prezioso carico dei credenti in Cristo, messa a dura prova dalla minaccia delle eresie e dalla seduzione del potere e delle ricchezze materiali.

La riflessione intorno a queste due sante figure sarà guidata, il prossimo 26 maggio, proprio dai versi di questi due Canti del Paradiso, sapientemente organizzati dall’Alighieri a formare una raffinata struttura chiastica, in cui il doppio panegirico s’intreccia col motivo “umilmente” polemico nei confronti di quei seguaci di Francesco e Domenico che mostravano, all’epoca, gli evidenti segni della corruzione mondana.

È interessante notare che tale motivo polemico, che non risparmia neppure l’istituzione ecclesiastica, è una costante dantesca che, proprio all’interno della Commedia, trova la sua massima espressione. Della ricchezza di temi e forme, dell’esperienza umana e letteraria insieme del genio dantesco, la Commedia è, infatti, la summa, un’opera di poesia e riflessione sulla poesia attraverso cui Dante, profeta disarmato, vuol cambiare il mondo, intrecciando la catena di endecasillabi con l’utopia e l’anacronismo, garanzia di eterno presente. Il Sommo Poeta vuol portare al mondo un messaggio di salvezza per un’umanità deviata e corrotta, di riscatto dalla degenerazione del suo tempo, di cui l’esilio immeritato è manifestazione esemplare.

Se la Provvidenza dispose la nascita di due principi (San Francesco e San Domenico), complementari nell’ardore mistico e nell’immensa saggezza, al fine di rendere più salda e sicura la Chiesa, spesso vittima delle seduzioni del mondo; la forte aderenza alla realtà da parte di Dante, il suo sguardo olistico sul mondo, la sua capacità di leggere profondamente il suo tempo, oltre che la sua gran sete d’Infinito, il suo desiderio di perfezionamento e di conquista della vera Felicità, non concepibile lontano da Dio e dal prossimo, tutto questo dispone la nascita di Dante-profeta disarmato e del suo “divino” capolavoro, al fine di indicare una via di salvezza per l’umanità d’ogni tempo.

Siamo tutti invitati, il prossimo 26 maggio, alla lectura Dantis a cura del frate domenicano P. Francesco Narcisi O.P. e del frate francescano P. Giorgio Tufano O.F.M. Conv., a cui parteciperanno anche Pasquale Viola, dottore in Filosofia, e Sabatino Fatigati, studente universitario, entrambi estimatori del padre della lingua Italiana. Per l’occasione, il giornalista e studioso della classicità Carlo Avvisati, profondo conoscitore della lingua napoletana, farà dono ai convenuti di una originale traduzione in napoletano del XII Canto del Paradiso. Interverranno, inoltre: Frate Gianpaolo Pagano O.P., Priore del Santuario della Madonna dell’Arco; Maddalena Venuso, giornalista e Presidente Associazione Terre di Campania APS; Giuseppe Ottaiano, Ideatore del progetto Campania Bellezza del Creato.

Possa la duplice meraviglia della testimonianza di fede dei Santi Francesco e Domenico, e della sublime eredità dantesca, trovare accoglienza degna da parte di ciascuno di noi, ospiti benvoluti del Laboratorio Culturale Campania Bellezza del Creato.

 

Sabatino Fatigati

La Giornata Mondiale della Terra volge al termine, ma resta la Speranza

29 Aprile 2022

La Giornata Mondiale della Terra volge al termine, ma resta la Speranza

“Riportiamo di seguito il racconto delle quattro giornate dedicate al nostro Pianeta a cura di Alessandro Baiano.”

La celebrazione della Giornata Mondiale della Terra, che ha visto Terre di Campania impegnata dal 22 al 25 aprile, giunge ora al termine: ciò che rimane è maggior consapevolezza sul rapporto col territorio e soprattutto una grande speranza verso il futuro.

La Giornata Mondiale della Terra, centrale manifestazione ambientale dedicata al pianeta Terra tenutasi il 22 aprile, ha rappresentato il momento perfetto per spingere Terre di Campania APS a compiere ulteriori (ed importantissimi) passi in avanti verso i propri obiettivi di valorizzazione e salvaguardia del creato che ci circonda, nel nostro territorio. Grazie a Campania Bellezza del Creato ed ai numerosi progetti a corredo, la Giornata Mondiale della Terra è stata degnamente omaggiata presso il Santuario della Madonna dell’Arco, a Sant’Anastasia (NA) – dove ha sede il laboratorio culturale “Campania Bellezza del Creato”   con un programma ricco sia sul fronte contenutistico quanto su di un piano squisitamente divulgativo ed espressivo, tramite chiari messaggi d’amore e supporto alla nostra realtà paesaggistica, percepibili sia nelle parole che hanno introdotto all’evento (pronunciate da Maddalena Venuso, Giuseppe Ottaiano e P. Gianpaolo Pagano) quanto nelle tre splendide poesie recitate dalla voce pura del giovanissimo Gabriele Pinto, che ci hanno raccontato l’essenza della natura e del simbolico rapporto che l’uomo ha, e che deve mantenere, con essa. A seguire, come da programma proposto da Campania Bellezza del Creato, si è giunti alla celebrazione effettiva e concreta della Terra e della nostra Madre Natura tramite le suggestive installazioni artistiche della collettiva d’arte “Arterra” (formatasi grazie alla collaborazione degli artisti Antonella Botticelli, Alfonso Caccavale, Cristina Cianci, Anna Colmayer, Gianfranco Coppola, Alfredo Cordova, Gustavo Delugan, Maria La Mura, Cesare Mondrone, Franco Tirelli, Paolo Villani e Raffaele Vitiello), di cui il pubblico presente all’evento ha potuto godere accompagnandosi con un buon bicchiere di vino, servito sempre con gran cortesia dal servizio d’accoglienza, curato dall’IPSEOA “Ugo Tognazzi” di Pollena Trocchia. Meritevole di menzione è poi la sezione della collettiva rinominata “Campania Felix”, ove la Campania è stata raccontata dai colori di Alfredo Cordova e dalle foto di Giuseppe Ottaiano.

La collettiva d’arte “Arterra” ha esibito le proprie opere ogni giorno fino al 25 aprile, sempre dalle 18.30 in punto. Ciononostante, grande attenzione è stata riservata anche all’interessante laboratorio didattico “Non c’è un altro pianeta”, indirizzato ai giovanissimi ed ascrivibile come un vero e proprio successo, denotabile proprio grazie al gradimento dei più piccoli che, attraverso l’attività ludica del colorare e l’aspetto ricreativo dell’osservare video e PowerPoint creati ad hoc per l’occasione, hanno potuto assimilare – divertendosi – importantissime nozioni sui sani comportamenti da attuare quotidianamente per salvaguardare al meglio delle proprie possibilità le risorse naturali disponibili sul territorio e difendere la natura.

Sono dunque volti al termine giorni importanti per Terre di Campania, oltre che per tutti coloro che, nel mondo, nel proprio piccolo, abbiano voluto omaggiare la Terra a cui apparteniamo, la Natura con cui conviviamo. Terre di Campania, attraverso Campania Bellezza del Creato ed i validi artisti che hanno affiancato l’Associazione, ha realizzato un’impresa importante, che non è altro che concretizzazione degli ideali che Terre di Campania racconta, diffonde e promuove ogni giorno. La Giornata Mondiale della Terra di quest’anno, poi, è stata un’occasione perfetta per Terre di Campania affinché ci si potesse rivolgere direttamente ai più giovani, raccontare loro che ogni passo che l’Associazione fa sul territorio equivale ad un seme piantato con la speranza di vederne raccolti i frutti proprio dalle mani di quei ragazzi dal cuore giovane e dalla mente rivolta al futuro. Ecco cosa spinge, dunque, Terre di Campania a piantare ogni giorno un seme: la speranza verso il futuro. Una speranza rinsaldata anche e soprattutto tramite la celebrazione della Giornata Mondiale della Terra 2022.

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22 aprile: Campania Bellezza del Creato festeggia la Giornata Mondiale della Terra

20 Aprile 2022

Campania Bellezza del Creato festeggia il nostro Pianeta al Laboratorio Culturale

Madre di tutte le manifestazioni ambientali è la Giornata Mondiale della Terra, evento che ha visto la luce il 22 aprile 1970, a seguito di una decennale riflessione statunitense, mossa dalla necessità di promuovere la conservazione delle risorse naturali e di portare scottanti questioni ambientali all’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo politico dell’epoca.

Fondamentale per l’istituzione della Giornata Mondiale della Terra, la “Primavera Silenziosa” della biologa e zoologa statunitense Rachel Louise Carson del 1962, ritenuta manifesto antesignano del movimento ambientalista.

Tuttavia, l’input decisivo per la concretizzazione di quest’idea dell’allora senatore Gaylord Nelson è rappresentato dal disastro ambientale causato nel 1969 dalla fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oil a largo di Santa Barbara (California), evento terribile che, tra l’altro, ha portato alla nascita di molteplici atti legislativi ambientali, costituenti il moderno quadro giuridico e normativo per il movimento ambientalista statunitense.

Quel 22 aprile 1970, 20 milioni di cittadini statunitensi presero parte al primo Earth Day della storia, e da allora, ogni 22 aprile, tantissimi studenti, gruppi ecologisti, uomini della politica, semplici cittadini di oltre 193 Paesi, protestano contro il multiforme degrado della nostra Casa Comune e aderiscono a varie iniziative finalizzate alla custodia e alla tutela del nostro Pianeta, mossi da un principio fondamentale:

“Tutte le persone, a prescindere dall’etnia, dal sesso, dal proprio reddito o provenienza geografica, hanno il diritto ad un ambiente sano, equilibrato e sostenibile”.

Gaylord Nelson

Oggi come non mai, risulta di fondamentale importanza schierarsi in massa, senza mezze misure, in difesa del nostro Pianeta.

Le varie forme di inquinamento, i mutamenti climatici antropogenici che compromettono i delicati meccanismi di autoregolazione terrestre, la riduzione della biodiversità su scala globale, la distruzione di interi ecosistemi, con ripercussioni anche gravi su interi sistemi economici-politici-sociali,

se tutto ciò costituiva all’epoca motivo d’inquietudine non privo di consistenza, ma pur sempre di entità ridotta rispetto al nostro tempo, oggi rappresenta un serio dramma che invade la quotidianità di ciascuno, privandoci della serenità e della possibilità di sperare in un futuro di benessere per tutti.

Festeggiare la Terra oggi, il 22 aprile e ogni altro giorno dell’anno, vuol dire riconoscerci cittadini del Mondo maturi e responsabili, significa adottare una visione olistica della realtà, l’impegno solidale verso le nostre generazioni e quelle che verranno, farsi carico dei problemi del nostro Pianeta, lottando per il suo ed il nostro bene attraverso misure di quotidiana tutela e custodia.

Anche Campania Bellezza del Creato aderisce quest’anno, per la prima volta, a questa grande manifestazione ambientale, giustamente concepita su scala globale.

Lo farà attraverso quattro giornate, 22-25 aprile, dedicate alla sensibilizzazione alla tutela della nostra Casa Comune, servendosi dell’immediatezza del linguaggio artistico, cifra distintiva di molte sue iniziative.

ArTerra è una collettiva d’arte ospitata presso il Laboratorio Culturale, una raccolta di opere di vari artisti del territorio, con soggetto il nostro Pianeta. Una sezione della collettiva, a cura di Giuseppe Ottaiano e dell’artista Alfredo Coppola, prevede una narrazione per colori e scatti fotografici delle meraviglie della nostra Campania Felix.

La mostra sarà accessibile ai visitatori a partire dalle 18:30 del 22 aprile, oltre che nei successivi tre giorni dedicati al nostro Pianeta.

Un’attenzione particolare sarà rivolta ai bambini, il prossimo 23 aprile: attraverso un momento laboratoriale che li vedrà protagonisti, con allegria e leggerezza, potranno riflettere sull’importanza della custodia del nostro Pianeta, presupposto per l’edificazione di un futuro autenticamente umano e sostenibile da ogni punto di vista.

Siamo tutti invitati alla Giornata Mondiale della Terra presso il Laboratorio Culturale il prossimo 22 aprile, per uscire dall’incontro con la nostra Casa Comune, attraverso l’Arte, arricchiti, riconoscenti verso di lei (e verso Chi ce l’ha donata e affidata), nonché maggiormente sensibili al suo grido d’aiuto e consapevoli dell’importanza di fronteggiare le molte criticità del nostro tempo, garantendo ad essa e a noi stessi un futuro di autentica sostenibilità e umanità.

Sabatino Fatigati

Versi d’acqua: riscoprire la meraviglia dell’Acqua attraverso la poesia

07 Aprile 2022

Versi d’acqua: riscoprire la meraviglia dell’Acqua attraverso la poesia

L’avventura di Terra d’Acque, dentro e fuori al Laboratorio Culturale Campania Bellezza del Creato, sancisce l’eccezionalità e l’originalità dell’arte come potente mezzo di comunicazione e cambiamento. Che sia pittorica, fotografica, poetica o musicale, con la sua spiccata carica emozionale, essa guida, infatti, attraverso itinerari di conoscenza profondi ed originali, delineando, nel caso di nostra sora Acqua, un profilo meraviglioso, degno di lode e amorevole cura.

Riportiamo di seguito i suggestivi versi di “Acqua…”, composti dal francescano Fra’ Jorge Fernandez: si tratta di un’altra preziosa tessera del mosaico liquido e cristallino che Terra d’Acque sta progressivamente realizzando.

Sabatino Fatigati

 

Acqua…

Tu sei acqua…
Limpida, pura, fresca, acqua…!
Acqua che sgorga, acqua che scende, acqua che scorre…
Acqua che brama esser acqua e non altro.
Tu sei l’acqua che impregna la terra, ma di terra non prende il colore.
Tu sei l’acqua che lava il cammino,
senza privarlo delle impronte del camminatore.
Tu sei l’acqua che piove dall’alto e sorge dal profondo,
l’acqua che non si ferma tra le mani
né si trattiene tra i cappelli.
Tu sei l’acqua dell’incontro e della partenza.
Tu sei l’acqua che non si mescola con l’olio
ma che nutre la vigna affinché generi il vino.
Sei l’acqua, sogno della Terra e canto della foresta.
Tu sei l’acqua che cresce il frumento e matura il pane.
L’acqua che dipinge i fiori e plasma il legno.
Tu sei l’acqua che annega la colpa e annaffia il perdono.
Tu sei l’acqua che si fa ruscello e sottile bacio di rugiada.
Tu sei l’acqua casta di Francesco,
l’acqua buona e tenace di Chiara.
Tu, acqua che concepisce il sorriso
e nutre le tiepide lacrime.
Tu, sei acqua…
Trasparente, fresca, pura, acqua…!

F JF    Assisi 11/02/2018

Caruso: modernità e innovazione di un uomo assetato d’eterno

01 Aprile 2022

Caruso: modernità e innovazione di un uomo assetato d’eterno

Al Laboratorio Culturale Campania Bellezza del Creato, il ritratto di un artista passionale e innovatore, capace di lasciare un segno indelebile nella Storia e diventare leggenda

Era il 1986 quando, a seguito di un guasto alla sua barca, Lucio Dalla si ritrovò ospite presso il Grand Hotel Excelsior Vittoria di Sorrento e, nella suite dove molti anni prima aveva soggiornato il grande Enrico Caruso, ispirato dai racconti dei proprietari della struttura e stregato dalla bellezza del golfo di Surriento, ammirabile in tutto il suo splendore dalla celebre vecchia terrazza, il cantautore bolognese regalò al mondo intero un gioiello di musica e poesia, un meraviglioso, sublime impasto di note, versi e struggente malinconia. “Caruso” di Lucio Dalla è un sincero, emozionante omaggio al tenore napoletano, una personalità di spicco nel panorama musicale internazionale del secolo scorso, una figura emblematica, meritevole di grande attenzione e valorizzazione, per il suo spirito di modernità e innovazione, per la sua capacità di segnare indelebilmente il corso della storia della musica, di influenzare stili, gusti, tendenze e abitudini musicali su scala globale.

Enrico Caruso è il perfetto esempio di homo faber: una leggenda di umilissime origini, fiorita dal popoloso quartiere di San Carlo all’Arena a Napoli, un uomo che con impegno, dedizione, difficoltà e sacrifici, determinazione, occasioni colte saggiamente e alcune persone lungimiranti incontrate lungo il cammino di vita, ha messo a frutto il proprio talento, rendendolo passione, professione redditizia, vita, patrimonio per la posterità.

Artista di grande spessore e ampie vedute, in grado di fondere qualità vocale e recitazione, col suo spiccato temperamento drammatico, Caruso ha saputo rendere “corposi” i personaggi portati sulla scena, finendo col fondersi con loro, abbattendo quella naturale barriera che si frappone all’attore e al personaggio rappresentato. Sotto la giubba, il dolore di Canio e di Enrico insieme: i tanti personaggi interpretati da Caruso, sono divenuti sue naturali estensioni, cassa di risonanza dei suoi personali drammi, delle sofferenze in cui egli coglieva un principio di musica e poesia:

“La vita mi procura molte sofferenze. Quelli che non hanno mai provato niente, non possono cantare.”

Riprendendo il tema della modernità e innovazione carusiane con cui si è esordito, queste ultime sono davvero la cifra distintiva del tenore partenopeo: modernità e innovazione (a tratti scomode per i puristi suoi colleghi e critici musicali) ravvisabili anzitutto nel suo modo di cantare, distante dalla leggerezza del belcanto virtuosistico classico. Il canto di Caruso era un impasto dal colore bronzeo, a tratti quasi baritonale, di gioie e dolori autentici, capace di passare dalle arie d’opera alle canzoni popolari napoletane, ben presto nelle case del mondo intero, proprio grazie a lui.

Ma la modernità innovatrice di Caruso risiede anche nel suo saper cogliere le potenzialità del nascente cinema (ha recitato in due film) e dell’epocale scoperta del 78 giri e del giradischi, attraverso i quali il sogno di catturare la magia dei suoni, come colori stesi sulla tela, divenne realtà. È proprio attraverso le traversate oceaniche alla conquista dei palcoscenici d’Europa, Americhe ed Estremo Oriente, e i dischi venduti (oltre un milione di copie!), che Caruso poté travalicare le barriere spazio-temporali, conquistandosi l’eternità e consegnando ai posteri la sua grandiosa eredità, incisa sulla gommalacca: un corpus assai variegato, che racconta, al contempo, l’evoluzione della sua voce e della tecnologia che l’ha consegnata all’immortalità.

Prima vera star mondiale dell’opera, nonché prima icona pop della storia del disco, il tenore dei due mondi è stato capace di andare oltre lo snobismo tradizionale dell’opera classica, contribuendo ad avviare il processo di trasformazione dello spettatore d’opera lirica in potenziale acquirente della discografia di un cantante: insomma, nel pieno della “carusomania”, s’inaugura la stagione della musica commerciale.

Amante degli Stati Uniti, terra promessa che entusiasticamente l’ha accolto, garantendogli lauti guadagni e l’ebbrezza glorificante dei maggiori palcoscenici, l’uomo che cantava gratuitamente per gli emigrati italiani non si dimenticò mai delle sue origini partenopee, della Napoli di luci e ombre dove ebbe occasioni preziose e conobbe persone fondamentali per la propria formazione ed il successo futuro. Si ricongiunse ad essa ormai in fin di vita, logorato da una pleurite contro cui neppure il Moscati poté fare qualcosa, e trascorse a Sorrento la convalescenza a seguito dell’operazione al polmone sinistro, affacciato alla vecchia terrazza con cui si è esordito, prima della morte al Grand Hotel Vesuvio, nel centro di Napoli.

Nell’ottica della promozione e della valorizzazione di Enrico Caruso, in quanto pezzo d’arte, cultura, storia, patrimonio dell’umanità, è da intendere l’impegno della Fondazione CIVES/MAV di Ercolano, che a cento anni dalla sua morte, nonché in vista del 150° anniversario della sua nascita (febbraio 2023), lo ricorda col docufilm “La mia Napoli” e il corto “L’eterno”, per la regia di Giovanni Pelliccia, e col tenore Gianluca Terranova nel ruolo del mito partenopeo: una riflessione intorno alla figura di un uomo dall’esistenza di dolore, amore e poesia, indissolubilmente legato alla città di Napoli, che ha superato i pregiudizi e le barriere dello spazio e del tempo, alla conquista della gloria eterna.

Lo scorso 24 marzo, il Laboratorio Culturale Campania Bellezza del Creato ha ricordato e celebrato l’artista, ospitando la proiezione del docufilm e del corto presso l’Aula Polifunzionale del Santuario:

  • Il primo, uno street-talk in giro per Napoli, tra Luigi Vicinanza, presidente del Cives-MAV, ed il tenore Gianluca Terranova, intervallato da una serie di interventi curati da Dinko Fabris, direttore della Comunicazione del Teatro San Carlo, e da Daniela Monaco, docente di canto presso il Conservatorio San Pietro a Majella;
  • il secondo, una mirabile fusione, al confine tra realtà e sogno, di passato e presente di Enrico Caruso, musica, dramma, umanità, ricordo della madre e profumo di limone, eterno come lui.

Due narrazioni “complementari”, che hanno interessato ed emozionato i presenti, e attraverso cui è stato delineato un ritratto inedito di un uomo divenuto leggenda.

Sabatino Fatigati

22 marzo: Campania Bellezza del Creato festeggia la Giornata Mondiale dell’Acqua

18 Marzo 2022

22 marzo: Giornata Mondiale dell’Acqua
Campania Bellezza del Creato festeggia l’Acqua al Laboratorio culturale

A partire dal 1993, a seguito della Conferenza di Rio de Janeiro, nel giugno del ‘92, si celebra ogni 22 marzo la Giornata Mondiale dell’Acqua. Tutti i Paesi che prendono parte all’Assemblea generale ONU, sono in questo giorno chiamati a riflettere sul tema, attraverso molteplici iniziative di sensibilizzazione e concreta promozione e salvaguardia dell’acqua, come elemento essenziale per lo sviluppo e la conservazione della vita sul nostro Pianeta.

Da anni, una serie di Organizzazioni non Governative si uniscono al dibattito dei Paesi dell’ONU per far fronte alle problematiche dell’acqua della contemporaneità, prima fra tutte l’internazionale Consiglio Mondiale sull’Acqua, con sede a Marsiglia, con l’intento di “promuovere consapevolezza, costruire impegno politico e dare impulso ad azioni relativamente ai problemi critici di tutti livelli inerenti all’acqua”.

Per il terzo anno consecutivo, Campania Bellezza del Creato accoglie questo invito, organizzando la Giornata Mondiale dell’Acqua 2022 presso il Laboratorio culturale nel Santuario della Madonna dell’Arco di Sant’Anastasia, di recente inaugurazione.

La Giornata Mondiale dell’Acqua di Campania Bellezza del Creato costituisce l’evento cardine del percorso divulgativo e formativo di Terra d’Acque: conoscere per custodire, il “capodanno” della catena di eventi ed azioni previste da tale progettualità.

Il racconto dell’acqua del prossimo 22 marzo, attraverso l’istallazione artistico-fotografica e vari punti informativi monotematici all’interno del Laboratorio Culturale, trae origine da una visione olistica della realtà, e dalla relativa consapevolezza della necessità di muoversi su differenti binari interconnessi per fronteggiare le criticità del nostro tempo.

Nutrita la partecipazione dei giovani all’evento: in particolare, si ringraziano gli studenti dell’IPSEOA “Ugo Tognazzi” di Pollena Trocchia per i servizi di accoglienza, gli studenti dell’Istituto Superiore “Bruno Munari” di Acerra per la loro musica, e i molti Istituti d’Arte del territorio, che con la loro creatività hanno arricchito notevolmente l’istallazione artistica “Gocce d’Acqua”:

  • Istituto Di Istruzione Superiore “Caravaggio” – San Gennaro Vesuviano – Na
  • Istituto Di Istruzione Superiore “Francesco Saverio Nitti” –  Portici – Na
  • Liceo Artistico Statale “Giorgio De Chirico” – Torre Annunziata – Na
  • Liceo Artistico Statale “Plinio Seniore” – Castellammare di Stabia – Na
  • Liceo Artistico Statale “Enrico Medi” – Cicciano – Na
  • Liceo Artistico “Francesco Grandi” – Sorrento – Na
  • Istituto Superiore “B. Munari” – Acerra – Na
  • Liceo Scientifico Statale “C. Colombo” – Marigliano – Na
  • Liceo Artistico Statale Di Napoli Santi Apostoli – Napoli
  • Istituto Di Istruzione Superiore “Carafa Giustiniani” – Cerreto Sannita – BN
  • Isis “Ferraris-Buccini” – Marcianise – CE
  • I.S.I.S.S. “Righi Nervi Solimena” – Santa Maria Capua Vetere – CE
  • Istituto Istruzione Superiore “Alberto Galizia” Nocera Inferiore – Sa

Siamo tutti invitati ad accogliere con la giusta predisposizione d’animo i tanti spunti di riflessione offerti da Terra d’Acque, per riscoprire quanto l’Acqua sia unica, bella, portatrice di molteplici valenze, inserita negli ingranaggi della Storia, della finzione del mito e della letteratura, dell’arte, della civiltà e della società d’ogni tempo, bene essenziale per la vita di ognuno di noi e della nostra Casa Comune; in definitiva, per innamorarci nuovamente di nostra sora Acqua, adottando conseguenti misure di rispetto e protezione nei suoi confronti.

Sabatino Fatigati

Con le Figlie dell’Acqua per riscoprirci tutti figli dell’Acqua

11 Marzo 2022

Con le Figlie dell’Acqua per riscoprirci tutti figli dell’Acqua

L’ormai nota istallazione artistica “Gocce d’Acqua”, punto di partenza per la riflessione di Terra d’Acque: conoscere per custodire, è un autentico percorso di trasversalità e genialità dinamitica, una moltitudine di esperienze impresse sul legno, soggettive ed universali insieme, in grado di arrivare, attraverso gli occhi, fino al cuore dell’osservatore.
Accanto alla riflessione sull’acqua come bene prezioso, meritevole di tutela, l’istallazione artistica rappresenta un invito a guardare all’arte come ad un potente mezzo di comunicazione e cambiamento, uno strumento di conoscenza e analisi profonda del reale, di provocazione e trasmissione di valori.
A seguire, parte della riflessione sul tema ad opera dello scrittore Mauro Giancaspro, entusiasta accoglitore delle “visioni” di artisti fattesi gocce dipinte.
Oramai non ci sono più dubbi. L’arte è sempre un passo avanti alla ricerca e alle acquisizioni scientifiche. Non c’è scoperta o invenzione, che non sia stata preceduta, a volte addirittura di millenni, dalla passione visionaria e dalla fantasia degli artisti e qualche volta addirittura da un sogno impossibile che la scienza successiva ha realizzato. […]
L’arte ha sempre cercato di dominare, non di rado riuscendoci, le inarrestabili forze della natura, facendosele amiche o esorcizzandone il timore con l’energia della fantasia. C’è un’età nella quale Giambattista Vico ci dice che l’uomo, non essendo ancora in grado di ragionare con mente pura, avverte con animo perturbato e commosso, con la carica delle sue emozioni, con le sue passioni, con la sua creatività.
Ed ecco che con la mostra ispirata, pensata e organizzata da Giuseppe Ottaiano si realizza un altro sogno, ch’era follia sperare: disegnare e dipingere sull’acqua.  Per pensarla ci vuole l’ingegno, ma anche la semplicità di un bambino; di un fanciullo o di un sognatore che disegna cerchi sull’acqua con il dito o con un ramo e lascia navigare la sua fantasia sulle piccole onde che il suo movimento produce.
L’acqua non ha colore, non ha odore, non ha voce, ma assume il colore, l’odore e la voce di tutto ciò che la circonda, di tutto ciò che essa accarezza o travolge. Accoglie e restituisce immagini con la sua capacità, che nessun altro elemento ha in natura, di riflettere e rispecchiare. E se su di lei nessuno ha mai dipinto, lei, l’acqua l’ha sempre fatto, non limitandosi a rifrangere o a specchiare chi si vi affaccia o ciò che le è vicino, ma restituendo tutte le variazioni che il suo ondeggiare, il suo incresparsi, il suo agitarsi, il suo scatenarsi sono capaci di generare.
Trascina con vigore o conduce con dolcezza gli odori dei luoghi che attraversa e modula in maniera sempre diversa la sua voce, frangendosi sui sassi, gorgogliando nelle anse di un torrente, precipitandosi in una cascata, muovendo energicamente la ruota di un mulino.  E tanti musicisti ne hanno avvertite le voci che essa è in grado di esprimere […].
L’acqua è sempre stata un’imprevedibile pittrice visionaria che con le sue gocce di forma instabile e mutevole ha creato ipnotici caleidoscopi, fragili ed effimeri, sempre diversi l’uno dall’altro.
Una pericolosa furia, l’acqua, ma anche un’artista capricciosa e imprevedibile!
Questa mostra ribalta i ruoli. Dopo averci regalato giochi di luce e racconti fulminei racchiusi in meno di un millimetro cubo, adesso le sue gocce accolgono il dono di un artista che imprime al suo impalpabile corpo un disegno, un dipinto, un segno d’arte.
Solo un visionario come Peppe Ottaiano poteva immaginare di materializzare una goccia d’acqua, perché su di essa altri visionari immaginifici trasferissero quello che la loro sensibilità e la loro fantasia vedono o immaginano nel corpo penetrabile e fluido di una goccia. L’energia rigeneratrice e fecondatrice dei fiori e delle piante, la brillantezza cristallina che rifrange cielo e nuvole, la carica di vita che dà a chi con essa si disseta, il brio nictalopo di chi percorre le oscure vene della terra per alimentarle.
Mostra, installazione, racconto per immagini? E chi può dirlo! Piuttosto emozione!  […]
La creatività degli artisti si sbizzarrisce liberamente in pacato vedutismo, in astrattismi arabescati o geometrici, in trasfigurazioni zoomorfe o floreali, in figurativismo minuzioso quasi da miniatura.
E quali e quante fantasie! Quanti racconti, quante fiabe, quante poesie senza parole, quanta musica senza note queste gocce riescono a trasmettere! Quante emozioni riescono a suscitare; di quanta freschezza e di quanta energia fecondatrice esse son dense! Propongono al visitatore immersioni visionarie tra i tesori che la natura custodisce sott’acqua, offrono sogni e viaggi nel fiabesco. […]
Percorsi invitanti e allettanti quelli di questa mostra, dipanati in escursioni emozionali, per i quali, alla fine, fa assai poca differenza se attraversati fisicamente o, come si è costretti a fare come in questi tempi che rifuggono da assembramenti umani, virtualmente. Qualunque sia, comunque, l’approccio, percorrendo la mostra avremo ancora una volta la certezza di essere tutti figli dell’acqua.

Sabatino Fatigati